
Fin dalla sua nascita, il Sant’Anna fu pensato non semplicemente come luogo di cura, ma come presidio di prossimità capace di garantire assistenza sanitaria a un territorio montano che da tempo manifestava la necessità di un punto di riferimento stabile e accessibile. L’idea di realizzare un ospedale in montagna maturò già alla fine dell’Ottocento, ma prese forma concreta alla fine degli anni Venti, quando il dottor Marconi riuscì a coinvolgere attorno al progetto professionisti, cittadini, associazioni religiose e sostenitori del territorio. Grazie a un importante impegno collettivo, anche economico, fu possibile costruire una struttura destinata a diventare negli anni un elemento centrale della vita sociale e sanitaria dell’Appennino.
Inizialmente istituito come ospedale privato, il Sant’Anna nacque tuttavia con una forte vocazione pubblica e solidale, fondata su un principio che avrebbe accompagnato tutta l’opera del suo fondatore: mettere la persona al centro della cura. Un approccio particolarmente innovativo per l’epoca, che considerava l’assistenza sanitaria come strumento di tutela della dignità e dei diritti della comunità. Nel corso della sua storia il Sant’Anna ha attraversato alcuni dei momenti più complessi del Novecento italiano, svolgendo sempre il proprio ruolo di costante presidio sanitario per la montagna reggiana. Dalla guerra al dopoguerra, fino alla nascita del Servizio sanitario nazionale, l’ospedale ha mantenuto costante la propria missione di servizio pubblico e vicinanza ai cittadini.
Tra le prime attività vi fu il “Cottolengo”, dedicato all’assistenza dei più fragili, delle persone prive di mezzi e degli emarginati, testimonianza concreta di una concezione della medicina attenta ai bisogni sociali oltre che clinici. Durante il secondo conflitto mondiale il Sant’Anna prestò assistenza senza distinzione a partigiani, civili, prigionieri e militari, nel rispetto della vita umana prima di ogni appartenenza. Successivamente la famiglia Marconi scelse di cedere l’ospedale allo Stato e alla Regione, affinché diventasse definitivamente patrimonio pubblico e bene comune.
“In questi 95 anni il Sant’Anna ha rappresentato sicurezza, vicinanza e speranza per migliaia di famiglie della montagna” – sottolinea il responsabile della Direzione medica dell’Ospedale, dottor Francesco Soncini -. E anche negli anni recenti durante la pandemia il presidio ha confermato il proprio ruolo fondamentale per il territorio. Oggi la sanità evolve e si trasforma, ma resta essenziale mantenere saldo il legame tra ospedale e comunità”. “La storia del Sant’Anna – aggiunge – costituisce parte integrante dell’identità della sanità reggiana e dei valori su cui ancora oggi si fonda il nostro lavoro quotidiano: cura, equità, prossimità e attenzione ai più fragili. Il compito delle istituzioni è custodire questa eredità accompagnando, allo stesso tempo, il percorso di innovazione e sviluppo necessario per affrontare le sfide future”.
Nel corso dei prossimi mesi l’Ausl IRCCS di Reggio Emilia festeggerà la restituzione del corpo centrale dell’ospedale montano, corrispondente all’ingresso principale, con la ricollocazione di vari servizi e reparti, intervento che consentirà al Sant’Anna di recuperare gran parte della propria storica fisionomia e accessibilità.

