
“E’ a casa con dei punti di sutura e sta bene. Ma poteva finire diversamente”, sottolinea Giuseppe Iovino della Faisa-Cisal, questa mattina al presidio davanti alla sede di Tper. Più che un sit-in, ci tiene in realtà a precisare il delegato Usb Francesco Vito, si tratta di una “manifestazione spontanea” decisa dagli stessi lavoratori in solidarietà al collega ferito, in aggiunta allo sciopero.
I sindacati chiedono un incontro urgente al Prefetto e sono in attesa della convocazione. Tra le richieste, anche “un presidio maggiore sui mezzi- spiega Stefano Trebbi, Rsa della Cgil in Tper- l’autobus viene considerato un pezzo di città e come tale deve essere presidiato dalle Forze dell’ordine. Ci aspettiamo anche una comunicazione più diretta con la Questura, il presidio di zone particolarmente a rischio e nelle ore più problematiche”.
Si invoca inoltre una “campagna più incisiva” rispetto alle conseguenze per gli eventuali aggressori, in modo da avere un deterrente in più. Per Gianfranco Tanari, segretario Uil trasporti, tra l’altro, “l’episodio di sabato richiama l’attenzione anche alla degenerazione del tessuto sociale, probabilmente in un contesto di esasperazione dato dai cantieri e dalla realizzazione della tranvia, che portano a situazioni di stress che poi sfociano in queste manifestazioni violente”.
Tutti i sindacati sottolineano sia un notevole frequenza dei casi di aggressione, soprattutto verbale, sia un sommerso molto vasto. “I casi rilevati dall’azienda sono poche decine- spiega ancora Tanari- perché riguardano solo quelli in cui viene attivata una pratica di infortunio. Se invece dovessimo tenere conto di tutte le aggressioni anche solo verbali sarebbero diverse decine al giorno, quindi migliaia all’anno. E il personale femminile paga di più lo scotto”. Manola Cavallaro, numero uno regionale della Fit-Cisl, conferma: “Ci sono casi tutti i giorni e sicuramente c’è un sommerso enorme. Questo ci fa pensare, perchè la gente non denuncia più. Vuol dire che poi diventa un sistema e questo è molto pericoloso”. Anche Trebbi rileva: “I lavoratori sono sottoposti quotidianamente ad aggressioni verbali, che per fortuna solo in pochi casi si concludono con aggressioni fisiche. Ma le persone si trovano ad andare a lavorare con uno stato d’ansia”. E Vito incalza: “La situazione è intollerabile, non ce la facciamo più.
Noi siamo lavoratori, siamo cittadini, siamo utenti e quindi noi abbiamo gli stessi diritti di tutti gli altri di poter lavorare in maniera sicura. Per fortuna le aggressioni fisiche sono limitate, ma le aggressioni verbali sono quotidiane”. Iovino chiosa: “Noi tutti i giorni subiamo aggressioni, sputi, insulti e offese. Al decreto ministeriale per gli operatori sanitari hanno associato anche i ferrovieri, ma gli autoferrotranvieri sono rimasti fuori. E questo non va bene. Chiediamo che anche chi aggredisce un autista abbia la pena certa e abbia l’aggravante della flagranza di reato. Non vogliamo che si arrivi alla morte di qualcuno”.
(San/ Dire)

