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Bologna: ‘il lavoro precario fà male alla salute’

Il 70% soffre di mal di schiena,
il 67% denuncia una ”tensione generalizzata” mentre il 65,5% e’ colpito da mal di testa ed il 60% parla di ansia; il 45% invece presenta disturbi del sonno. Sono alcune della patologie dichiarate da lavoratori ”precari”.
A compiere l’indagine, fra il novembre 2004 ed il febbraio 2005, per verificare se il lavoro flessibile fa male anche alla salute e’ stato il dipartimento di salute pubblica dell’ ausl di Bologna, in collaborazione con l’Enea, che ha selezionato 4020 lavoratori con contratti di lavoro a termine nel 2003 nella provincia di Bologna.


Ai prescelti e’ stato inviato un questionario: 822 le risposte (24%), ma solo 516 (15%) sono stati i questionari ritenuti validi. I soggetti sottoposti ad indagine avevano una eta’ media di 32 anni, con 40,3% di diplomi ed un 36,5% di lauree; il 64% e’ costituito da donne. Il 60,4% ha un lavoro precario da un periodo compreso da 1 e 3 anni. 281 (62%) persone hanno dichiarato un reddito annuo inferiore ai 15 mila euro.
Fra gli altri disturbi segnalati ci sono le alterazioni del battito cardiaco (37%), bruciori di stomaco (48,5%), attacchi di colite (40%). In percentuale rilevante i disturbi insorgono dopo l’inizio del lavoro precario o si aggravano e sono piu’ marcati nelle fasce di eta’ che da piu’ tempo soffrono della precarieta’ del lavoro mentre sono meno accentuati, ad esempio, negli studenti o nei lavoratori in formazione che sono piu’ ottimisti sulla prospettiva di arrivare ad un lavoro a tempo determinato.


I curatori dell’indagine si sono detti consapevoli che il limitato numero dei questionari con risposta ed il carattere ”autodeterminante” dell’indagine puo’ far sorgere dei dubbi sugli esiti, ma – ha detto il dottor Villiam Alberghini, che ha coordinato la ricerca – le percentuali sono troppo elevate per non segnalare un problema. ”E’ quindi un segnale significativo con risultati in linea con analoghe indagini compiute in Canada ed in Australia”, ha detto ancora Alberghini, che indica come il problema vada magari approfondito con indagini su scala piu’ ampia, ma che comunque non puo’ essere sottovalutato.