Home Ambiente Legambiente denuncia episodi di cementificazione nella Riviera dell’Emilia R.

Legambiente denuncia episodi di cementificazione nella Riviera dell’Emilia R.

Legambiente ha denunciato oggi, in un incontro con la stampa, una serie di episodi di cementificazione (cementificazione di aree nel Parco Cervi di Rimini, lungomare di Riccione, nuovi edifici di Gatteo, decine di migliaia di seconde case a Cervia, Lidi di Ravenna e di Comacchio) che sembrano non voler risparmiare neanche gli ultimi spazi rimasti liberi e gettare ipoteche sul proprio futuro, quando il turismo europeo sembra aver scelto la qualità di hotel e destinazioni.

Il fenomeno è colto anche dai criteri con i quali esperti e gruppi locali di Legambiente e il Touring Club giudicano – per la GUIDA BLU – la sostenibilità e gradevolezza delle località turistiche. All’incontro – organizzato dal Circolo Legambiente di Rimini – erano presenti Barbara Semprini Cesari del Circolo locale; Sandra Sazzini, responsabile internazionale di Legambiente Turismo e Luigi Rambelli Presidente di Legambiente Emilia Romagna.

A proposito del Parco Cervi, Barbara Semprini Cesari, del Circolo di Rimini ha lamentato i troppi interventi cementificatori quando il parco “va vissuto come un’oasi nella città della quale tutti possono beneficiare. Si dovrebbe – ha aggiunto – prendere ad esempio altre realtà europee per trarne spunti costruttivi e sicuramente innovativi per i tecnici che fin qui si sono espressi. Visti i risultati – ha concluso – sarebbe stato più utile bandire concorsi di idee anche tra i neolaureati del luogo disponibili a misurarsi con la progettazione di un pezzo importante della propria città, senza scomodare le grandi (e costose) stars”.

Altro esempio è quello del Lungomare di Riccione. Anche qui cemento e impermeabilizzazione del suolo con risultati che peggiorano in rapporto con l’ambiente e aumentano i disagi. “Località come Cervia, Riccione, Cattolica, Comacchio, Bellaria, Viserba, Gatteo, Cesenatico ed altre – ha detto Sandra Sazzini, Resp. Internazionale di Legambiente Turismo – offrivano, oltre al mare e all’ospitalità in un contesto urbano a misura d’uomo, temperato dalla piacevolezza dei lungomari e delle spiagge. Queste stesse località che devono il proprio successo al mare, al verde, al buon cibo – in una parola all’ambiente – sono ora imbruttite, avvilite e soffocate dalla morsa del traffico e dell’edificazione che si rivolge ora anche agli ultimissimi angoli dimenticati dagli sviluppi edilizi precedenti. Sembra impossibile, ma la “riminizzazione” trova altri spazi nella “riqualificazione” dei parchi, degli arredi, dei lungomari, delle piazze”.

“La nostra associazione – ha detto Luigi Rambelli, Presidente di Legambiente Emilia Romagna – denuncia il grave consumo di suolo che risulta ancor più devastante nelle destinazioni turistiche, laddove il paesaggio naturale e le aree verdi urbane ed immediatamente circostanti sono state pesantemente modificati con un’opera di edificazione sempre più densa, mentre la sostenibilità avanza solo nei convegni e si avverte sempre più forte la presenza della criminalità organizzata. Si fanno tante polemiche sulla promozione – ha aggiunto Rambelli – quando il problema è la qualità e al turista che chiede comfort e qualità ambientale non si può rispondere con la cementificazione dei pochi spazi rimasti liberi. Recentemente e con un ruolo diretto della nostra associazione – ha concluso – si è fatta strada una risposta alla domanda della sostenibilità nel turismo che vede protagonisti gli operatori turistici e non solo quelli aderenti all’etichetta ecologica di Legambiente Turismo. Si tratta di imprenditori che hanno colto il rapporto fra ambiente e turismo come elemento importante per la competitività sui mercati, insieme con il rapporto qualità prezzo e il recupero – per quanto possibile – di un rapporto migliore con il territorio e i servizi offerti dalle comunità”.

Legambiente ha messo a punto recentemente – anche tramite incontri e iniziative con categorie e organizzazioni economiche – una proposta per affrontare la crisi e qualificare le strutture ricettive e le destinazioni turistiche.
I 4 punti principali di questa proposta sono:
1) blocco del consumo di suolo e avvio di una grande opera di manutenzione e recupero delle strutture e delle località turistiche anche ai fini del risparmio idrico ed energetico;

2) agire concretamente perchè nei prossimi 4 anni almeno il 50% di alberghi, camping ecc. si doti di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili;

3) finanziamento del recupero e adeguamento del patrimonio artistico e incremento del verde per contribuire ad abbattere la CO2 e migliorare la vivibilità;

4) garantire la sicurezza alimentare e la qualità del cibo che rappresenta una parte importante dell’identità locale, favorendo le forniture di prodotti locali al sistema turistico.