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Dall’Università di Modena e Reggio il progetto INTAKE calcio alimentare

Una ricerca condotta presso l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia rileverà il corretto apporto di calcio alimentare presente nelle diete degli adolescenti modenesi, compresi nella fascia di età tra 13 e 18 anni. Lo studio, denominato Progetto di screening INTAKE calcio alimentare, trae origine dalla necessità e volontà di rilevare, studiare ed elaborare dati riguardanti le abitudini alimentari di studenti dei due sessi.

“E’ dimostrato infatti – spiega il prof. Bruno Bagni, coordinatore del Progetto INTAKE calcio alimentare e Direttore della Struttura Complessa di Medicina Nucleare dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena – che una dieta povera di calcio durante la pubertà e l’adolescenza aumenta il rischio futuro di osteoporosi e di frattura dell’individuo. L’individuazione di adeguate strategie di prevenzione comportamentali e di stile di vita è ritenuto essenziale presso i puberi e gli adolescenti al fine di attuare un programma di prevenzione dell’osteoporosi dell’età adulta”.

L’iniziativa, che gode del patrocinio dell’Ordine dei Medici della Provincia di Modena, dell’Assessorato provinciale ai Servizi Sociali e del determinante sostegno economico fornito da Federfarma di Modena, coinvolgerà le popolazioni studentesche di 4 istituti superiori modenesi: Istituto Cattaneo, Liceo Scientifico Wiligelmo, Istituto Tecnico per le attività sociali Selmi e Istituto Tecnico commerciale Barozzi. Verrà effettuata tra la fine di questo anno scolastico e l’inizio del prossimo e prenderà il via il 17 aprile proprio dall’Istituto Cattaneo.

“La prevenzione, supportata da un’adeguata e rigorosa ricerca, è fondamentale per la tutela della salute. Per questa ragione ci è parso importante fornire un contributo al lavoro di un qualificato gruppo di ricercatori della nostra Università. – sottolinea il consigliere di Federfarma Modena, Riccardo Ludergnani – Il fatto poi che si focalizzi l’attenzione sui giovani e sui loro stili di vita ci ha spinto con ancora più convinzione a partecipare. Da anni infatti, come associazione dei titolari di farmacia promuoviamo incontri di educazione sanitaria presso le scuole medie con l’obiettivo di far comprendere ai giovani quanto sia importante osservare comportamenti corretti e consapevoli a tutela della propria salute”.

Perché si è scelta proprio questa fascia di età per l’indagine? Nella fascia di età dai 13 ai 18 anni si forma il 45% della massa scheletrica totale, ovvero quella concentrazione massima di minerali essenziali come fosforo e calcio.
“Fattori genetici ed ambientali (es. stile di vita) – chiarisce il prof. Tolmino Corazzari, docente di Fisica Medica e responsabile del Laboratorio di Fisica Medica dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – contribuiscono in modo significativo allo sviluppo dell’osteporosi. Poiché più del 99% del calcio dell’intero organismo è contenuto nello scheletro e questo è tutto di provenienza esterna all’organismo, attenzione notevole deve essere posta al ruolo dell’apporto (INTAKE) di calcio attraverso l’alimentazione e i cibi ricchi in calcio. Un apporto adeguato di calcio alimentare dalla nascita all’adolescenza è in grado di ottimizzare la formazione del picco di massa ossea geneticamente pre-determinato. Sfortunatamente i dati presenti in letteratura indicano che l’apporto alimentare di calcio durante la pubertà e l’adolescenza non risulta adeguato presso le popolazioni”.

Le indagini note in letteratura dicono che 9 ragazzi su 10 non rientrano nei livelli adeguati di apporto di calcio alimentare raccomandati. E questa carenza di apporto alimentare di calcio si presenta proprio nel momento più importante per lo sviluppo della massa scheletrica, allorquando l’individuo sta formando la metà dell’intera massa scheletrica adulta. Infatti, numerose indagini hanno dimostrato come il calcio sia uno dei nutrienti consumato in basse quantità dai ragazzi e adolescenti: il 71% delle ragazze di età compresa tra 6 e 11 anni ed il 62% dei ragazzi della stessa fascia di età non coprono il 100% dell’adeguato apporto di calcio. E presso le popolazioni di età superiore è documentata la stessa carenza: presso le femmine ed i maschi di età compresa tra 12 e 19 anni l’88% ed il 68% rispettivamente non raggiunge il 100% dell’apporto adeguato di calcio. Ecco perché l’apporto di calcio alimentare presso la popolazione pubere e adolescenziale è riconosciuta essere una problematica seria ai fini della tutela della salute e dello sviluppo dell’individuo.

Numerose evidenze scientifiche dimostrano senza ombra di dubbio che l’aumento dell’apporto alimentare di calcio attuato durante l’età pubere ed adolescenziale (da 1.300 mg/giorno a 1.500 mg/giorno) è in grado di indurre un aumento della densità ossea negli anni. Inoltre, un consumo massimale di 1.500 mg/giorno non ha effetti indesiderati durante la fase di crescita dell’individuo sul metabolismo di altri oligoelementi nutrizionali come ferro, zinco e magnesio.

“La Facoltà di Medicina e Chirurgia della nostra Università – afferma la Preside della facoltà di Medicina e Chirurgia prof.ssa Gabriella Aggazzotti – anche in questo caso dimostra la sua vivacità nell’avviare campi di ricerca sempre nuovi. Alle indagini, numerose e scientificamente molto qualificate, che molti docenti svolgono in campi più strettamente assistenziali si viene ad affiancare uno studio come questo, diretto alla popolazione generale, in particolare a quella giovanile, allo scopo di far luce sui fattori di rischio di una patologia importante e invalidante, ad insorgenza solitamente nell’età adulta e anziana, quale è l’osteoporosi. Viene quindi esplorato il mondo della medicina preventiva, che per essere efficace deve partire dalla conoscenza delle dimensioni del fenomeno morboso e dei fattori ad esso associati: le informazioni che deriveranno da questo studio forniranno un contributo prezioso alle indicazioni che ogni medico di famiglia deve dare ai propri assistiti”.

L’indagine proposta è stata messa a punto con la collaborazione de prof. Francesco Saverio Pansini del Centro di Servizio e Ricerca per lo studio della Menopausa e dell’Osteoporosi dell’Università di Ferrara.
La raccolta dati viene effettuata sottoponendo gli studenti delle scuole medie superiori ad un questionario per via informatica dopo un breve incontro illustrativo. Un sottogruppo di 120 studenti, suddivisi per sesso e pubertà, saranno sottoposti ad ultrasonografia ossea quantitativa delle falange della mano per valutare l’andamento della mineralizzazione in funzione della pubertà.
“I dati elaborati – commenta il prof. Bruno Bagni dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – permetteranno di ottenere un quadro sulle abitudini alimentari della popolazione modenese inclusa nella fascia di età considerata e permetteranno di orientare in modo specifico eventuali interventi correttivi ed educativi delle abitudini alimentari della popolazione giovanile in collaborazione con i pediatri di base, le famiglie, la struttura scolastica e le istituzioni”.

Osteoporosi
L’osteoporosi è caratterizzata da una insufficiente massa ossea e aumenta la suscettibilità alle fratture ossee anche per minimi traumi. Questa malattia è caratterizzata da elevata morbilità e significativa mortalità: colpisce in Italia circa 6 milioni di persone con costi intorno ai 3 bilioni di euro.