
I paesi d’Appennino riprendono il loro ritmo lento e talora qualche senso di abbandono. Ma i manifesti sui muri dicono che i week-end sono pieni di feste ed eventi come e più che in altra stagione. Sologno, Marola, Cecciola, Cerreto Alpi, Cervarezza, Cotogno, Felina, Succiso, Cinque Cerri, propongono le loro feste di castagne, funghi, tartufo e vino nuovo.
Appuntamenti più o meno tradizionali e strutturati, ma tutti legati dal richiamo che sempre più esercita l’Autunno.
Non c’è più il mare e non c’è ancora la neve. E allora sapori e colori delle nostre valli richiamano un nuovo microturismo, di chi ha voglia di natura, di autenticità, di buona tavola, di atmosfere familiari, di paesaggi non invasi dal cemento, che riposano e offrono emozioni vere e sempre più gradite. E’ solo folklore? Voglia di socialità tra amici? Anche questo, certo. Ma perché non vederci qualcosa di più? Per esempio la condizione e l’opportunità per destagionalizzare il turismo in Appennino, ora concentrato nell’estate. L’ambizione è quella di offrire forti motivi di attrazione, una vera e propria stagione turistica.
Il Parco Nazionale, che è anche laboratorio di ricerca e sviluppo per nuovi circuiti di lavoro e d’impresa, vuole sostenere questa tendenza, promuoverla da ‘folklore’ a economia. Non è un progetto astratto.
Illusorio e astratto sarebbe pensare che dalla crisi generale del manifatturiero e dei consumi, e dall’antica difficoltà dell’Alto Appennino, si possa uscire insistendo sulle vie tradizionali. Difendere i filoni tradizionali, sostenere e puntellare quel che c’era e c’è, non basta. Davanti alla crisi bisogna anche investire in nuovi beni, dare corpo a nuove idee, puntando sulle vocazioni e le eccellenze del territorio, che tali sono e saranno per un lungo periodo. Il turismo, o meglio i ‘nuovi turismi’, sono una di queste opportunità. Hanno un duplice valore: si aggiungono ai flussi tradizionali, ma lo fanno in una stagione debole, cioè fino ad ora disertata. I nuovi turismi, distribuiti nei periodi meno frequentati, possono davvero essere più sostenibili e anche sostenere, a loro volta, il tessuto civile, commerciale e culturale del territorio di crinale, proponendosi come una componente rilevante della cosiddetta ‘green economy’.
Si tratta dunque di far incontrare una domanda che, come ci dicono le rilevazioni, è in rapida crescita in conseguenza dei mutamenti delle abitudini e degli interessi – abbreviazione dei periodi di vacanza, uso dei fine settimana, voglia di natura e tipicità, per esempio – con un’offerta che, come abbiamo visto, si sta arricchendo ma che ha bisogno di essere organizzata, strutturata e professionalmente qualificata.
E’ quanto il Parco si propone di fare, collaborando strettamente con la Comunità Montana dell’Appennino Reggiano, con il GAL di Reggio e Modena, con la comunità Montana Parma Est, col comune di Carpineti e altre Province.
L’iniziativa ‘Autunno d’Appennino’ trova una sua complementarietà bene con la rassegna ‘Menu a Km Zero’ che coinvolge 32 ristoranti dei 16 comuni del Parco delle province di Reggio Emilia, Lucca, Parma e Massa Carrara, esteso nell’edizione 2011 dei 13 Comuni aderenti alla Comunità Montana dell’Appennino Reggiano. La rassegna è in collaborazione con la Coldiretti. Sollecitando l’opinione pubblica, facendo convergere i diversi programmi culturali e turistici in pacchetti d’offerte opportunamente costruiti, potremo sfruttare una potenzialità finora solo parzialmente esplorata dall’Appennino e fare dell’Autunno non solo un tempo di appuntamenti e folklore, ma sempre più una vera nuova stagione turistica.

