
Il provvedimento restrittivo è stato emesso dalla Procura della Repubblica di Bologna in accoglimento delle risultanze investigative prodotte dai militari del Nucleo Investigativo di Bologna, che hanno permesso di raccogliere incontrovertibili elementi di responsabilità a carico dei tre soggetti, di cui solo uno (C.C.) con precedenti di polizia.
Sembra che i tre siano venuti a Bologna direttamente dalla Puglia per portare a termine il colpo, confidando nel fatto di essere perfettamente sconosciuti in questo territorio. Purtroppo per loro, i filmati delle telecamere interne al negozio e la preziosa testimonianza di un passante, che li ha notati fuggire a piedi in via Gigli e salire a bordo di una Kia Sorento bianca regolarmente parcheggiata in quella strada, hanno giocato contro di loro.
Grazie ad alcuni numeri di targa, gli investigatori sono infatti riusciti a risalire all’intestatario del veicolo: un auto rivenditore di San Vito dei Normanni (BR), dal quale – solo qualche giorno prima – il mezzo era stato acquistato da C.L., ma ancora in fase di definizione del passaggio di proprietà. Le immagini del sistema di videosorveglianza, che li ha ripresi a volto scoperto mentre rapinavano la gioielleria, hanno infine consentito di incastrare definitivamente C.L. e gli altri due suoi complici.
Nello specifico C.L. e D.F. sono entrati nella gioielleria e, dopo aver minacciato con delle pistole i due titolari (una coppia di coniugi settantenni), tentavano di impossessarsi dei preziosi contenuti nella cassaforte desistendo solo a seguito dell’attivazione del sistema d’allarme da parte del titolare, che ha peraltro bloccato la porta d’ingresso. Tale evento provocava la violenta reazione di C.L. che si è avventato barbaramente contro l’anziano commerciante, colpendolo ripetutamente col calcio della pistola sino ad indurlo a sbloccare l’uscita per consentire loro la fuga. Tutto ciò è avvenuto nel giro di pochi minuti, sotto il vigile controllo del terzo complice, rimasto sull’uscio del negozio facendo da “palo”.
Le vittime hanno inoltre riferito che i due rapinatori, solo qualche giorno prima, erano già entrati nel negozio con la scusa di voler acquistare un anello, ma non procedendo poi all’acquisto.
I malviventi sono stati così associati presso le case circondariali di Bologna, Rimini e Brindisi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria inquirente.



