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Le grandi imprese dimostrano come l’ottica smart significhi rilancio e profitto, oltre che beneficio ambientale

oltre-la-crisi2Nell’ambito della terza edizione del Festival Green Economy, il confronto ‘Creare e gestire imprese oltre la crisi’, guidato da Maurizio Melis di Radio 24, ha messo a confronto grandi imprese e grandi idee per un’economia sostenibile. Gruppi con dimensione o interessi di livello internazionale, in grado già oggi di pensare un’economia in cui lo sviluppo sostenibile non è obbligo né opportunità ma elemento trainante Sono nomi importanti a dimostrare quanto è possibile fare in ottica “smart green” anche per battere la crisi attuale.

Alberto Frausin è AD di Carlsberg Italia; per la multinazionale danese della birra promuove anche il marchio italiano Poretti. Ha presentato, interamente Made in Italy, contenitori plastici che sostituiscono i tradizionali fusti in acciaio. Piccoli, leggeri e riciclabili, con un sistema brevettato sono in grado di contenere 20 litri di prodotto garantendone la miglior qualità e le minori alterazioni; fanno risparmiare in termini di trasporto a destinazione (ridotti peso e dimensioni) e eliminano il viaggio di ritorno perché i contenitori sono riciclabili e si smaltiscono sul posto. Il nuovo sistema “Modular 20” ha rivoluzionato il modo di spinare la birra, aumentandone la freschezza e azzerando l’utilizzo di C02. E’ stato calcolato che con la sostituzione di tutti i fusti in acciaio di Carlsberg Italia con fusti in pet (polietilene tereftalato, materiale per contenitori alimentari) ci sarebbe un risparmio di CO2 (anidride carbonica) equivalente a 170 mila alberi. Carlsberg Italia grazie a questa innovazione è ai primi posti nel mondo della multinazionale della birra per investimenti in innovazione e ha lavorato sull’intero Life Cycle Assessment del suo prodotto, per tutte le tipologie e ogni tipo di contenitore. Unico ostacolo che incontra questa innovazione, che Carlsberg mette a disposizione dell’intero mondo produttivo della birra, “è la grande resistenza al cambiamento che riscontriamo, specialmente in Italia”.

Enrico Loccioni è presidente del Loccioni Group, impresa che si occupa del miglioramento dei processi in qualunque settore: un’impresa familiare, fondata nel 1968 dalla volontà di Enrico Loccioni di creare sul territorio e diffondere nel mondo un modello imprenditoriale che sviluppasse lavoro e conoscenza, integrando idee, persone e tecnologie, nella misura e miglioramento della qualità di prodotti e processi dell’industria manifatturiera e dei servizi.

Una ‘sartoria tecnologica’, in cui ogni sistema di misura, controllo, automazione, per il miglioramento della qualità e dell’efficienza di prodotti e processi, viene progettato e realizzato su misura per il cliente, integrando le migliori competenze e tecnologie interne ed esterne e costruendo con clienti e fornitori relazioni di lungo periodo per lo sviluppo reciproco.

Loccioni ha portato diversi esempi del modo di operare del gruppo: emblematico il lavoro di recupero del fiume locale, nella zona in cui opera l’azienda stessa, reso efficiente, ripulito e risanato con coinvolgimento delle imprese locali per scavi, rifacimento argini, con recupero di tonnellate di legname, di biomasse, di materiali di vario genere, realizzazione di tre centrali idroelettriche, creazione infine di un sistema in grado di portare beneficio ambientale, generare lavoro e profitto in modo integrato e con il più ampio coinvolgimento di imprese, enti, persone. Un modo di ragionare in “community” che Loccioni estende al suo intero modo di operare, raccogliendo anche da una forte presenza sul web stimoli e idee da sviluppare, “cercando direttamente lavoro e commesse ogni giorno, mentalità che ci torna utile anche e soprattutto in periodi come quello attuale”.

Quadi incredibile la scoperta presentata da Marco Astorri di Bio-On, azienda nata dalla voglia di confrontarsi su nuovi mercati e temi dei suoi due fondatori. Uno studio sui nuovi materiali, nato con semplici ricerche sul web e poi approfondito sempre di più, partendo dall’esistente e provando a immaginare un futuro diverso, ha portato alla scoperta di un batterio che, consumandoli, converte i residui agricoli in un materiale in tutto equivalente al polipropilene, la plastica comune con cui si realizzano molti degli accessori che usiamo quotidianamente. Sono stati realizzati investimenti iniziali per sviluppare una tecnica partita dal trattamento del melasso di barbabietola e poi estesa ad altri tipi di scarti vegetali (altri ancora vengono studiati ogni giorno). Il risultato è, non soltanto una scoperta importante, ma la creazione di un prodotto ‘piattaforma’, materiale di base insomma per la plastica del futuro. Oltre agli evidenti vantaggi dal punto di vista energetico ed ecologico dovuti a una produzione che avviene in modo del tutto naturale, il materiale una volta terminato il suo ciclo vita viene smaltito dagli stessi batteri che lo ‘mangiano’ facendolo scomparire: nessun costo di discarica né difficoltà di ‘biodegradabilità’.

Emilio Mussini, presidente di Panaria Group, ha invece tenuto alta la bandiera del settore ceramico, illustrando quanto il distretto ha già fatto e può fare in termini di sostenibilità e contenimento degli impatti ambientali: “Il 55% dell’acqua utilizzata nel processo è di riciclo; il rifiuto prodotto è solo per il 5% non riciclabile; al termine della sua esistenza il prodotto è totalmente inerte e non comporta problemi di smaltimento, può invece essere utilizzato in diversi ambiti dell’edilizia. Si è lavorato a una produzione sempre più sottile e meno pesante, con vantaggi energetici e di trasporto; sono stati inseriti nel processo anche altri scarti (per esempio quelli vetrosi); il materiale è stato impiegato per scopi non solo igienici ed estetici ma anche funzionali dal punto di vista ambientale ed energetico, come nel caso delle pareti ventilate di rivestimento esterno degli edifici, delle piastrelle enti-batteriche, fotovoltaiche. Gli ambiti in cui migliorare sono quello logistico, dovuto a strade e collegamenti ferroviari da integrare cercando le giuste sinergie, e quello del consumo energetico, per cui la ceramica si sta attrezzando anche nel settore delle rinnovabili, senza chiusure per nessun tipo di tecnologia”.

E’ intervenuto anche l’assessore regionale alle attività produttive e al green Gian Carlo Muzzarelli: “Giornate come questa mi riempiono di orgoglio e allo stesso tempo di rabbia. Perché vedo quanto progresso viene garantito dalle nostre imprese migliori; so quanto è fondamentale sia nella sostenibilità che nella creazione di nuove opportunità, anche lavorative, quanto può migliorare la qualità della nostra vita con un corretto approccio all’innovazione, che è tutt’altra cosa rispetto alla cosiddetta decrescita felice. E allo stesso tempo vedo le resistenze, la chiusura al nuovo, il rifiuto strumentale di ogni proposta alternativa. Dobbiamo creare un’alleanza del buon senso contro il partito del no a tutti i costi”.

Infine Vittorio Prodi, titolare della Commissione industria, ricerca, energie al parlamento europeo, ha definito uno scenario che ci vede “incamminati verso una civiltà non sostenibile. Abbiamo finora puntato su una società che ha come fondamento la crescita dei consumi e come parametro il Pil. Ma le risorse finiranno; di positivo vedo comunque una società che su questo si sta interrogando per un possibile cambiamento. Alcuni segni di come dovremo ragionare in futuro già si notano: d’ora in poi niente è rifiuto, tutto è risorsa da riutilizzare; bisogna lavorare per trattenere l’acqua dove cade, trovare sistemi artificiali per ricaricare le falde che si abbassano, aiutare meccanismi naturali che non funzionano più; le persone sul territorio devono essere messe in grado di vedere l’intero sistema: mi batto perché ogni metro di territorio sia costantemente sotto manutenzione e questo non può farlo il pubblico, bisogna alimentare circoli virtuosi che coinvolgano le persone, gli agricoltori per primi, garantendo sfruttamento di risorse in cambio di controllo. Bisogna ragionare in termini “imprenditoriali” me vedendo anche il bene comune oltre a quello materiale e di profitto”.

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