giudice-di-paceDal 1° di agosto, come è noto, hanno chiuso – secondo il calendario rigido della spending review del governo Monti – le nove sedi distaccate del Tribunale e dei Giudici di Pace in provincia di Modena. E sono altrettanto evidenti i gravi problemi e disservizi che ne sono seguiti, a causa delle risorse inadeguate, della carenza di personale e dei ritardi nel predisporre sedi adeguate.

La Cgil in tempi non sospetti, esattamente l’agosto di un anno fa, aveva previsto le disfunzioni e possibili intoppi, pur condividendo l’esigenza di razionalizzare e ridurre la cosiddetta “geografia giudiziaria”, anche in Emilia Romagna.

Servono risorse urgenti e perciò provvedimenti immediati.

Ecco una prima proposta, che non deve apparire né provocazione né sogno.

In questi giorni si è concluso il processo contro gli ‘ndranghetisti modenesi del clan Arena con la confisca di beni, società, azioni, polizze e conti bancari per oltre 8 milioni di euro: queste risorse siano prontamente impegnate sul versante delle necessarie spese giudiziarie di casa nostra !!

Non ci sarebbe miglior “utilizzo sociale” del denaro malavitoso !

Ma servono altresì urgentissimi interventi per sostenere l’amministrazione della giustizia, efficace e rivolta al cittadino, riducendo i tempi di giudizio e, sopratutto, la peggiore delle ingiustizie che sono le prescrizioni.

In attesa di future riforme più strutturali, Governo e Parlamento devono urgentemente – utilizzando le norme che già ci sono – intervenire per assecondare i percorsi che stanno mettendo in sofferenza l’intero apparato giudiziario.

– Lo Stato deve finanziare adeguatamente la riforma sugli accorpamenti delle sedi, al fine di evitare che si trasformi in un terremoto.

Anche in provincia di Modena, il troppo rapido concentrarsi sulla città delle tre Sezioni distaccate e dei sei Giudici di Pace, ha sbattuto contro l’assenza dei necessari spazi e finanziamenti.

Non è ammissibile ed è insostenibile, che lo Stato debba ancora rimborsare integralmente ai Comuni le spese per il funzionamento della struttura giudiziaria.

Un fardello pesantissimo e che non compete agli Enti Locali.

Il caso di Modena è illuminante.

In dieci anni, il Comune ha cumulato un credito per oltre 25 milioni e di questi, 18 milioni non sono mai stati rimborsati e perciò sottratti ai servizi locali.

– Per troppo tempo, è rimasta inconcludente la trafila burocratica per ottenere dal Demanio dello Stato la disponibilità degli immobili da anni inutilizzati e previsti per la sistemazione degli uffici giudiziari modenesi. Si tratta, come è noto, della dismessa caserma Garibaldi e dell’ex Banca d’Italia.

– Non è possibile lasciare ancora alle sole istituzioni locali – Comune, Regione, Camera di Commercio – l’onere di finanziare adeguatamente il rafforzamento dell’informatizzazione e modernizzazione delle attività giudiziarie e di cancelleria.

Nonostante gli ottimi sforzi e risultati modenesi, è questo un onere strutturale che lo Stato deve accollarsi maggiormente.

– La cronica insufficienza degli organici del personale, va sbloccata con nuove risorse, nella logica dell’investimento. Una giustizia civile e penale che funziona meglio è precondizione per lo sviluppo civile, sociale ed anche economico.

L’appello ai parlamentari ed al complesso della società modenese è di assumere questi obiettivi urgenti affinché siano adottate risposte visibili e durature.

 

(Franco Zavatti, Cgil Modena-coordinatore legalità e sicurezza Cgil regionale)