
L’indagine è iniziata alla fine del mese di ottobre dello scorso anno quando i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Guastalla hanno appreso che un cittadino pakistano era dedito allo spaccio di eroina che perfezionava nei casolari in stato di abbandono posizionati in zone isolate della bassa reggiana. Per verificare la fondatezza della notizia in uno dei casolari attenzionati veniva predisposto un servizio che consentiva di fermare un acquirente subito dopo l’acquisto di eroina. Il giovane reggiano aveva infatti acquistato 2 dosi di eroina “beneficiando” del 4 x 2 avendo infatti ammesso che delle 4 dosi due gli erano state regalate. Dal telefono del cliente i Carabinieri risalivano a quello del pusher, noto negli ambienti come Alì, che veniva quindi intercettato. Le attività tecniche hanno permesso di ricostruire una diuturna e proficua attività di spaccio compiuta non solo a favore di numerosi giovani reggiani ma anche di ragazzi mantovani e modenesi, alcuni dei quali fermati e segnalati dopo l’acquisto di eroina. I clienti identificati e sentiti hanno dichiarato di aver comprato in plurime occasioni eroina da un giovane pakistano a loro noto come Alì che poi è stato riconosciuto in apposita seduta di individuazione fotografica nell’odierno indagato. La certosina attività investigativa portava a ricostruire centinaia di cessioni di eroina per un business di svariate migliaia di euro. Lo spaccio avveniva secondo una precisa strategia di marketing che vedeva il pusher regalare dosi ai suoi clienti praticando una sorte di 4 x 2 o 2 x 1 a secondo degli ordini. Le risultanze investigative dei Carabinieri dell’Aliquota Operativa concordate dalla Procura reggiana e recepite dal GIP hanno quindi portato all’odierno provvedimento restrittivo che ha visto il pusher finire in carcere. La perquisizione eseguita nell’abitazione di Cadelbsco Sopra, dove il pusher è stato arrestato, consentiva di sequestrare vario materiale per il confezionamento delle dosi, una decina di cellulari per i contatti con i clienti, una decina di grammi tra hascisc e cocaina, oltre 2.000 euro in contanti provento dello spaccio (essendo l’interessato nullafacente) e un agenda “contabile” con cifre associate ad importi ora al vaglio degli inquirenti.

