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Vergato, il punto sul riordino ospedaliero: crescono le cure intermedie, dimezzate quelle ortopediche

Si è tenuto all’inizio di febbraio il previsto incontro del comitato di controllo per il riordino dei servizi territoriali ed ospedalieri dell’Appennino bolognese: considerando i recenti accadimenti che hanno riacceso i riflettori sulla situazione del Sistema Sanitario Nazionale, la questione del futuro dell’ospedale di Vergato è quanto mai di attualità. All’incontro erano presenti per l’AUSL la direttrice del Distretto dell’Appennino Sandra Mondini, i rappresentanti delle sigle sindacali, di associazioni e comitati, del consiglio comunale di Vergato (maggioranza e opposizione) e delle giunte comunali vicine oltre ovviamente al sindaco di Vergato Giuseppe Argentieri e al presidente del Distretto Alessandro Santoni.

L’AUSL ha presentato alcuni dati: con lo spostamento a Porretta del reparto di ortopedia, come era prevedibile l’attività specialistica a Vergato è calata del 94,63% (in altre parole si è dimezzata) passando dalle 2030 prenotazioni del 2018 alle 1043 del 2019, con un calo molto sentito soprattutto tra i residenti dell’Alta Valle del Reno e della Valle del Setta.

Tuttavia, sottolineano dall’AUSL, il calo di Vergato è stato abbondantemente compensato dalla crescita del servizio di Porretta, aumentato del 48,70% (da 2813 a 4183 visite specialistiche), per cui in valori assoluti il servizio specialistico di ortopedia in Appennino è cresciuto del 7,91%, smentendo i timori di chi prevedeva un maggior afflusso a Bologna. Anche l’attività chirurgica è cresciuta, con 724 interventi nel 2019 rispetto ai 643 del 2018.

Sul fronte del pronto soccorso il calo di Vergato è percepibile, coprendo il 41% degli interventi (erano il 43%) mentre Porretta è passata dal 56,5% del totale dal 59%. Sul pronto soccorso va detto che il calo di Vergato è molto localizzato, essendo limitato all’Alto Reno, mentre invece i cittadini dei comuni del Medio Reno (Marzabotto, Vergato, Grizzana) e della Valle del Setta (Monzuno, San Benedetto, Castiglione) continuano a preferire nettamente l’ospedale vergatese a Porretta, anche più che in passato.

Se questi dati rappresentano un calo dei servizi offerti a Vergato, va detto che l’AUSL ha evidenziato anche come sono stati attivati 10 posti letti per le cure intermedie, per quei casi segnalati dai medici di famiglia che non possono essere gestiti a casa, con 170 ricoveri per il 2019 contro i 105 del 2018. Durante il ricovero vengono effettuate ricognizioni di tipo socio-sanitario per continuare a seguire il paziente anche dopo la dimissione, anche perché, sottolineano dall’AUSL, spesso si evidenziano problematiche di tipo sociale. I posti letto saranno raddoppiati entro il 2021.

Altre buone notizie vengono dalla Casa della Salute, con la crescita dei servizi di gastropack (prestazioni specialistiche ambulatoriali gastroenterologiche condivise con i medici di famiglia), ambulatorio psichiatrico, chirurgia maxillo-facciale, terapia del dolore, dietologia, ambulatorio ferite difficili e ambulatorio cure palliative. Infine l’AUSL ha sottolineato quanto siano sottoutilizzati i servizi di radiologia (utilizzato a malapena per il 60% dell’offerta disponibile) e di TAC.

Sulle prospettive future, va ricordato che la Regione ha stanziato 800 mila euro per il completamento del terzo piano e la realizzazione di un centro per la riabilitazione anche se, come ha sottolineato la direttrice Mondini, sul futuro del sistema sanitario a Vergato come altrove incombono grossi interrogativi legati alla carenza di personale medico.

Il sindaco di Vergato Giuseppe Argentieri ha suggerito un consiglio comunale aperto con i vertici dell’azienda per informare la cittadinanza. «Vergato può diventare un punto di riferimento in tanti ambiti, penso alla preparazione ai trapianti. Certo che la dichiarazione di Bonaccini circa la possibilità di ripristinare il punto nascita di Porretta, a 48 ore dal voto, mi lascia molto perplesso, soprattutto nel metodo. Non sono assolutamente contrario, ma si sarebbe dovuti passare dal distretto socio sanitario. Così si rischia di inficiare tutti i discorsi fatti sui criteri di efficienza, efficacia ed economicità che sono sempre stati utilizzati per giustificare il riordino, riducendo tutto ad una scelta politica».

Il presidente del Distretto Socio Sanitario dell’Appennino bolognese Alessandro Santoni ha invece affermato che non si può tornare indietro: tutti hanno detto di investire sull’Appennino, per cui ora ci si aspetta che ciò accada davvero. «Servono più informazioni sui servizi, i CUP non bastano. E bisogna lavorare per assumere medici vincolati a operare in Appennino. E la prima opportunità da sfruttare sarà proprio quella legata ai lavori di ristrutturazione del 3° piano, che a mio avviso dovranno essere indirizzati verso l’ampliamento dei servizi, partendo dalle positive aperture avute in questo senso da parte dell’ASL».