
Il pensionato in questione – un ultra 60 enne residente in città – è stato operato a fine giugno nel reparto di cardiologia dell’ospedale di Baggiovara per l’installazione sottocutanea di un defibrillatore. Al momento delle dimissioni non ha ricevuto dai sanitari alcuna informazione sulla possibilità o meno di guidare l’auto; nei giorni seguenti, avvertendo dolore sulla ferita provocato dalla cintura di sicurezza, si è recato dal suo medico di famiglia che gli ha rilasciato un certificato di esenzione dall’uso della cintura, invitandolo a farselo timbrare dal Cup. Allo sportello il pensionato si è sentito dire che avrebbe dovuto sottoporsi alla visita della commissione medica competente, previo appuntamento e pagamento del ticket. Spazientito, l’uomo ha chiesto spiegazioni alla cardiologia di Baggiovara che gli ha dato risposte contraddittorie: prima gli è stato detto che non poteva guidare, poi che doveva indossare comunque la cintura, magari con l’ausilio di un piccolo cuscino sulla ferita per lenire il dolore. «Perché a questo pensionato non sono state date informazioni chiare ed esaustive al momento delle dimissioni ospedaliere? Perché lo stesso medico di famiglia non conosceva esattamente la procedura? E che dire dell’operatore Ausl, che voleva mandarlo addirittura alla visita della commissione? – chiede il segretario provinciale della Fnp-Cisl Pietro Pifferi – Sarebbe più semplice per i cittadini e più economico anche per la stessa organizzazione sanitaria far muovere le informazioni, anziché le persone. Questo caso, tutto sommato banale, dimostra che la pubblica amministrazione funziona ancora troppo spesso a compartimenti stagni e non fa a sufficienza per migliorare la qualità dei suoi servizi che – conclude il segretario dei pensionati Cisl – dipende anche dall’efficienza della comunicazione».

