Quasi 1,2 milioni di euro per garantire il risarcimento dei danni causati dalla fauna protetta alle imprese agricole, zootecniche e ittiche dell’Emilia-Romagna, con la copertura integrale di tutte le domande ammesse per l’annata agraria 2024-2025.
Sono 466 le richieste risultate ammissibili all’indennizzo per danni da fauna protetta, in crescita in seguito all’adeguamento normativo che ha consentito misure più incisive a maggiori ristori alle produzioni colpite.
A rendere possibile la copertura totale è anche il nuovo regime 2025-2029 approvato dalla Regione, che introduce un sistema più ampio e strutturato di sostegno: non solo indennizzi, ma anche contributi per la prevenzione. Il via libera della Commissione europea ha dato certezza al quadro, consentendo di rafforzare gli strumenti a disposizione e velocizzare le procedure.
La Regione ha scelto di garantire la copertura integrale degli indennizzi per tutte le domande ammesse, assicurando così un sostegno pieno alle imprese colpite, insieme a una forte riduzione dei tempi delle procedure rispetto agli anni precedenti. Nel mese di aprile è stata disposta una prima tranche di concessioni a favore dei beneficiari per i quali erano risultati completi gli esiti dei controlli di regolarità ed entro il mese di maggio verrà disposta una seconda concessione per complessivi 354 beneficiari e per oltre 800 mila euro.
“Il tema dei danni da fauna selvatica riguarda da vicino l’operatività delle imprese agricole, zootecniche e ittiche e la possibilità di continuare a lavorare in condizioni di sostenibilità e sicurezza- afferma l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi-. Per questo, abbiamo scelto di garantire la copertura totale degli indennizzi anche quest’anno, mettendo in campo quasi 1,2 milioni di euro per 466 aziende e accelerando i tempi delle procedure. È una risposta concreta, ma anche parte di un’impostazione più ampia: accanto ai ristori abbiamo rafforzato la prevenzione, sostenendo al 100% gli investimenti che permettono alle imprese di proteggere produzioni, allevamenti e impianti ittici prima che il danno si verifichi. Significa ridurre i rischi, dare più certezze a chi lavora e costruire un rapporto più equilibrato tra attività produttive, territorio e gestione della fauna”.
Le novità del nuovo regime
Tra gli elementi più rilevanti introdotti dal nuovo regime 2025-2029 c’è il rafforzamento delle tutele per le imprese ittiche. I danni causati da specie ittiofaghe passano infatti al regime di Aiuto di Stato, superando il limite del ‘de minimis’ che fissa a 40mila euro il tetto massimo degli aiuti nell’arco di tre anni per ciascuna impresa di acquacoltura. Una modifica che consente interventi più adeguati rispetto all’entità dei danni subiti.
Il nuovo quadro amplia inoltre le tipologie di danno riconosciute. Sono previsti contributi per il recupero e lo smaltimento dei capi a seguito di predazione da canidi e vengono inclusi anche i danni provocati da specie esotiche (alloctone) e invasive non oggetto di attività venatoria. Vengono inoltre riconosciuti i danni da cinghiale nelle aree soggette a restrizioni legate alla diffusione della Peste suina africana (Psa), dove non è possibile effettuare il prelievo.
Prevenzione: contributi al 100%
Il nuovo regime conferma il finanziamento al 100% degli interventi di prevenzione, con l’obiettivo di ridurre i rischi e limitare il ricorso ai soli indennizzi dopo il danno.
Tra le misure ammesse rientrano l’installazione di recinzioni, anche elettrificate, l’utilizzo di cani da guardiania e la realizzazione di sistemi di protezione per gli impianti ittici, come reti e barriere anti-predazione. Il contributo copre integralmente l’investimento, comprese le spese tecniche di progettazione e i costi accessori.
In ambito zootecnico è previsto inoltre il rimborso completo delle spese sostenute per il recupero e lo smaltimento delle carcasse a seguito di predazione. L’obiettivo è sostenere una difesa attiva delle imprese, rafforzandone la capacità di prevenire i danni e migliorandone la sostenibilità nel tempo.

